La simbologia del coniglio rappresenta un interessante spunto di studio. Nella nostra lingua il vocabolo coniglio deriva dal latino cuniculus: termine con tutta probabilità proveniente dall’area mediterraneo/iberica (basco: kui e untxi), già collegato al significato di tunnel. Arrivato in seguito nel greco κούνικλος.

Il coniglio è un mammifero domestico (Oryctolagus cuniculus) che deriva dal coniglio selvatico: si distingue per orecchie lunghe, coda corta, arti posteriori abbondantemente più lunghi rispetto a quelli anteriori (il che è meno accentuato nella lepre); ha cinque dita nella mano (di cui il terzo presenta sviluppo maggiore delle altre) e quattro nel piede. Plantigrado dalla pelliccia folta, il coniglio è caratterizzato da due diversi tipi di pelo: l’ispida ‘giarra’ e i finissimi e alquanto fitti peli della ‘borra’. Mostra 4 o 5 paia di mammelle pettorali e addominali. Animale decisamente prolifico: ogni anno possono nascere fino a cinque cucciolate da due a cinque piccoli ciascuna. Il più piccolo (quello nano) misura all’incirca 25 centimetri, seguono il coniglio di palude (35 – 40 cm.) e quello europeo (il coniglio ‘coda di cotone’ americano – Sylvilagus foridanus – è più piccolo di quello europeo). Presenta dimorfismo sessuale: in genere la femmina è più grande del maschio. Alla voce habitat, il coniglio si può trovare ovunque: si è adattato dal deserto alla tundra, lo si è ritrovato raffigurato anche in tombe egizie. Se libero, preferisce girovagare la notte. Una curiosità: facile preda, tra loro esiste un richiamo di allarme, se viene avvistato un nemico. Se spaventato si blocca, ma se opta per la fuga lo fa a zig-zag e cambiando spesso direzione per confondere il fiuto del predatore.

Coniglio e lepre (spesso la credenza popolare li accomuna!) sono protagonisti di quasi tutte le Mitologie del mondo: nei tempi antichi si pensava che cibarsi della loro carne restituisse la bellezza, ma per soli nove giorni; si credeva poi che dormissero con gli occhi aperti e che mangiarli provocasse l’insonnia; in Psicologia rappresentano entrambi la sessualità ardente; nel folklore sono spesso collegati più o meno strettamente alla Luna, attraverso la quale si connettono alla Madre Terra e alla simbologia dell’acqua (fecondante) nel nome della rinascita in un cerchio senza fine, mediante il quale si ritorna alla vita dopo la morte. Il coniglio e la lepre sono entrambi simboli lunari: dormono nelle ore diurne e vivono la notte illuminati dalla brillante luce riflessa del nostro satellite naturale. La rinomata prolificità di questi animali conferisce loro il ruolo di emblema indiscusso di fertilità. In talune culture, la Luna viene essa stessa identificata con la lepre, oppure coniglio e lepre ne diventano compari/parenti. Nelle varie tradizioni europee, il coniglio in genere reca buona sorte (una zampa di coniglio o di lepre veniva considerata un amuleto, la testa della lepre, si pensava, cacciasse la Stregoneria, anche se la lepre veniva considerata spesso una serva delle streghe) a meno che non si debba prendere la via del mare, in questo caso il coniglio annuncia tempeste! Allo stesso modo, scorgere un coniglio sulla strada per le miniere era sinonimo di disastro.

Egizi
Presso gli antichi Egizi, il coniglio era ritenuto un grande conoscitore dei misteri della vita, come si evince da alcune sculture tributategli da questo straordinario Popolo. La Mitologia egizia identifica la lepre con il dio Osiride (fatto a brandelli e buttato nel fiume Nilo), anche a rappresentare la rinascita: Iside ritroverà le parti del corpo dell’amato marito/fratello e concepirà con lui (seppur senza pene, unica parte del corpo che la dea non riesce a recuperare) il dio Horus. Talvolta Osiride (ucciso e fatto a pezzi) acquisisce l’aspetto di una lepre, per tale ragione questa bestiola non poteva essere cacciata. Il geroglifico del coniglio/lepre corrisponde al suono fonetico un ed è sovente abbinato a quello, a onde, che indica l’acqua: un punto di vista assai intrigante è che questi simboli offrano la radice di parole, quali cane e lupo).

Mitologia classica
La lepre era un animale sacro alla dea Afrodite: nell’iconografia greco-romana i Cupidi sono spesso raffigurati con lepri. Plinio il Giovane (23 – 79 d.C.) scrisse che le carni di lepre in generale combattevano la sterilità femminile e che il consumo di testicoli di lepre in particolare favorisse il concepimento. Il vegetariano Apollonio di Tiana (I secolo d.C.) prescriveva di far girare una lepre intorno al letto della partoriente per scongiurare complicazioni. Si diceva che la lepre fosse bianca perché si nutre di neve e che quando quest’ultima si scioglie la bestiola cambi il colore del proprio manto (in Occidente, la lepre bianca è emblema della neve e quella scura, quella di marzo (della follia: marzo è anche nei proverbi un mese capriccioso).

Celti
Giulio Cesare dettaglia sul fatto che in Irlanda ed in Bretagna la lepre venisse allevata per puro diletto, senza mangiarla: presso i Celti era un animale sacro alla dea della Vittoria; le divinità lunari celtiche erano rappresentate assieme alla lepre che era collegata al dio della caccia.

Aztechi
Le macchie scure lunari erano dovute, secondo gli Aztechi, alla presenza di un coniglio che era stato scaraventato lassù da una divinità: un’immagine che ha una potente connotazione sessuale: gli anni-coniglio del calendario azteco sono presieduti da Venus, già fratello maggiore del Sole, reo di avere commesso adulterio con Thot, la Luna (sua cognata). I contadini aztechi credevano vi fossero 400 conigli (molti conigli equivaleva a ricchezza e prosperità) a vigilare i raccolti: piccole divinità oziose non scevre dal vizio del… bere! In generale nel simbolismo azteco, la Luna è (spesso) una lepre oppure un coniglio.

Maya
Nel Popol Vuh si legge che la dea Luna in grave pericolo fu aiutata da un coniglio che divenne presto un eroe: il salvataggio della Luna equivale al salvataggio della Vita, intesa nella sua ciclicità, caratterizzata dalla contiguità vita/morte che garantisce la vita di uomini, animali e piante. Riconducibili al coniglio/lepre nella visione maya (ed azteca), sono la ‘lunaticità’ e la paura che si fanno avanti soltanto la notte. Nella Mitologia maya, Ixchel era la dea dell’Amore, della gestazione, dei lavori di tessitura (tipicamente femminili), della Luna e della Medicina. In certune occasioni veniva raffigurata in compagnia di un coniglio, di nome Chak Chel. Coniglio XVIII fu anche il nome di uno stimato re maya di cui si sottolinea la memorabile fertilità. La lepre era associata sia alla Luna, sia alla Grande Madre Terra: racchiudeva in sé i simboli propriamente lunari che concernono la fertilità e la rinascita in ogni suo aspetto. La lepre (così come la Luna) durante il giorno non si vede: nelle nottate di Luna Piena è possibile ammirarla mentre balla con le proprie compagne. Le macchie lunari erano considerate impronte di lepre. La lepre era considerata l’inventrice della scrittura.

Nativi americani
Gli indiani Paiute della California effettuavano una grande caccia al coniglio, che generalmente coincideva con festeggiamenti e cerimonie religiose, ma presso alcune nazioni la carne di coniglio era vietata ai guerrieri, per timore che assimilassero la timidezza tipica di questo animale. Il coniglio, presso i nativi americani, era accomunato all’arco di medicina: decorare l’arco con la pelle di coniglio (animale rapido nella corsa) conferiva, secondo loro, maggiore velocità alle frecce. I guerrieri Lakota portavano al braccio un manicotto in pelliccia di coniglio affinché donasse loro disinvoltura e prontezza, per questa tribù il coniglio era simbolo dell’Amore, pertanto la Danza del Coniglio era la sola nella quale donne e uomini danzavano assieme. I Menominee raccontavano che è al coniglio che si deve la nascita del giorno e della notte: prima il coniglio incarnava il solo giorno ed il gufo la notte, i due però litigavano continuamente e alla fine arrivarono a un duello, il primo avrebbe dovuto chiamare a gran voce Wabon (il dì) e il gufo Unitipaqkot (la notte); a un certo punto il gufo si confuse e invocò il giorno, attribuendo la vittoria all’avversario, il quale decise che una parte del giorno dovesse essere illuminata e l’altra buia. Nei miti degli Indiani, il coniglio era furbo quanto il coyote: oltre a sconfiggere il gufo, batté l’alligatore e fece a pezzi l’orso. In Mythis and Legends of the Sioux, il coniglio compare in sette racconti, più dell’orso (sacro) che appare soltanto in due. Nelle aree dell’America del nord-ovest, la vista del coniglio significava Pace e nella Luna vi si riconosceva il suo occhio. Menebuch era il Grande Coniglio degli Algonchini Ojibwa e dei Sioux Winnebago: viveva sulla Luna e distribuiva la conoscenza agli uomini. Il suo culto era fortemente collegato al vento e soprattutto all’acqua. Il Grande Coniglio combatté, vincendo, i mostri degli abissi e dopo un diluvio riplasmò il Pianeta (in virtù di ciò e del fatto che fosse considerato capace di sopraelevare la natura umana era assimilato al Creatore); era però molto vicino all’uomo, essendo sia creatore sia mediatore tra quest’ultimo e gli uomini. Gli Algonchini, in seguito alla loro evangelizzazione riconobbero nella figura di Cristo proprio Menebuch. In generale nella cultura nativa americana il coniglio è il mediatore che intercede con l’Aldilà e la lepre è legata al ciclo mestruale, alla fertilità, e all’amore.

Cina
I Cinesi adoperavano il fiele ricavato dalla bile di lepre per fondere le spade: si riteneva garantisse potenza e indistruttibilità all’acciaio con cui venivano forgiate queste armi. Si tramanda che la lepre concepisca i propri cuccioli guardando la Luna, però se a farlo fosse una donna, il bambino nascerebbe con il labbro leporino. Si dipingevano effigi di conigli bianchi per onorare la Festa della Luna. Anche in Cina si associavano questi animali al nostro satellite naturale: la lepre e il coniglio sono legati alla Luna e rappresentano fecondità e rinascita. In questo Paese la lepre è un animale yin (potere femminile), la lepre è il 4° (animale dello Zodiaco cinese) degli animali simbolo dei 12 Rami Terrestri. La raffigurazione della lepre nella Luna con mortaio e pestello indica l’immortalità. In generale, la lepre simboleggia, in Cina, la longevità e la potenza nella riproduzione, in particolare: la lepre bianca è divina (e immortale), quella rossa porta fortuna e la nera significa successo. La Mitologia cinese la vuole come protettrice di tutti gli animali selvatici.

In giro per il mondo
In alcune zone dell’Africa, la lepre viene associata alla Luna: la lepre è un animale eroe, sacrificabile per la Fede, assimilabile in questo senso all’agnello. In India, il Bodhisattva ha le sembianze di un coniglio quando va a immolarsi nel fuoco per nutrire Buddha di cui il Grande Coniglio è una delle incarnazioni. Il governo giapponese ha dichiarato la lepre “monumento sacro vivente” per preservarne la specie. Nel Taoismo, la Luna (e così la lepre) muore e rinasce a simboleggiare l’immortalità. In Birmania, la lepre era assimilata all’antenata della Dinastia Lunare. In Cambogia, la lepre è simbolo di fecondità: si pensa(va) che l’accoppiamento delle lepri favorisse le piogge che si ritenevano fertilizzanti ed originantesi dalla Luna. I contadini sciiti dell’Anatolia reputano (ancora oggi) la lepre la reincarnazione di Alì, mediatore tra Allah ed i fedeli (“Maometto è la camera, Alì la soglia” – cit. – Bektashi).

Quando un simbolo positivo diventa un simbolo negativo
Come molti altri simboli lunari derivati dai culti pagani, nel panorama ebraico-cristiano la lepre e il coniglio acquisiscono caratteri sfavorevoli: fecondità e abbondanza, i simboli positivi del coniglio, vengono esasperati e portati all’estremo e finiscono per assumere agli occhi di chi vuole vedere il male un’accezione negativa. Conducono alla lussuria e allo spreco, e la proverbiale mitezza di queste bestiole può essere solo manifesto di viltà. Ci si leva pesantemente contro le ‘religioni animiste’: la lepre diventa un tabù e si sottolinea che nel Deuteronomio e nel Levitico trattasi di un animale impuro. La Lussuria inizia ad essere raffigurata come una lepre bianca ai piedi della Vergine Maria a simboleggiare la vittoria della verginità e della castità. È soprattutto tra l’XI ed il XIII secolo che l’ignoranza e il bigottismo colpiscono il coniglio per via del suo antico legame con il Paganesimo, con la sessualità, con la fertilità e soprattutto perché emblematicamente legato alla Luna, cioè al femminile (nella Mitologia classica la lepre era cara alla dea dell’Amore Afrodite e compagna di Cupido). Un’ambigua scultura sul portale sud della (splendida) Cattedrale di Chartres mostra un viscido e lussurioso uomo/coniglio intento a rapire una fanciulla.

Il coniglio e la Pasqua (cristiana)
Il ‘coniglio’ è uno dei simboli della Pasqua per via dei riti pre-cristiani sulla fertilità che avevano al centro sia la lepre sia il coniglio (animali notoriamente molto prolifici) dove era il simbolo della rinascita in concomitanza con l’inizio della Primavera. Il coniglio come animale simbolo della Pasqua (cristiana) è relativamente recente risalendo -pare- alla Germania del 1400. Il coniglio pasquale (in inglese Easter Bunny, in tedesco Osterhase), detto anche coniglio di primavera nei Paesi di lingua tedesca e negli Usa è un animale di pura fantasia che porta regali ai bimbi a Pasqua (una sorta di Babbo Natale primaverile). Ha origine nell’ovest dell’Europa e assomiglia più che a un coniglio a una lepre, animale che si caratterizza per le proprie scatenate danze amorose durante il corteggiamento.

In Italia
Nel nostro Paese, la carne di coniglio viene comunemente venduta e consumata: il coniglio figura tra i cosiddetti animali da reddito da una parte e tra i piccoli animali d’affezione dall’altra, dal momento in cui ha iniziato a diffondersi come animale(tto) da compagnia al pari di cani e di gatti. Curioso e raccapricciante caso in cui i bambini si ritrovano a dover vedere sui banchi delle macellerie e al supermercato i fratelli dei loro amichetti pelosi morti, scuoiati e impacchettati. Per quanto concerne il nostro folklore, ricordiamo che sulle colline del Monferrato, nell’area di Albugnano vicino all’antica abbazia Romanica di Vezzolano, vengono ad oggi tramandate numerose testimonianze sull’immagine del cosiddetto Coniglio Lunare: dal novilunio al plenilunio si disegnerebbe sulla Luna, infatti, progressivamente la sagoma di un coniglio.

In araldica
L’araldica ha ammesso la lepre nei propri ranghi, ma non il coniglio.

Bibliografia:
- Barone Robert, Anatomia Comparata dei Mammiferi domestici, Edagricole – Edizioni agricole 1995 (Titolo originale: Anatomie Comparée des Mammifères Domestiques)
- Boscolo Renucio, Oroscopo Maya-Azteco, Il Torchio Edizioni
- Chevalier Alain e Gheerbrant Jean, Dizionario dei simboli (volume secondo L-Z) Bur-Rizzoli 2010 (Titolo originale: Dictionnaire des Symboles, 1969)
- Cooper J.C., Dizionario illustrato dei simboli, Franco Muzzio Editore 1987 (Titolo originale: An Illustrated Encycolpedia of Traditional Symbols, 1982)
- Dizionario Etimologico, a cura di Diego Meldi e A.C., Rusconi Libri 2004
- Enciclopedia dei Simboli, Garzanti 1995 (Titolo originale: Knaurs Lexicon der Symbole, 1989)
- Morus (Richard Lewinsohn), Gli animali nella storia delle civiltà, Oscar Mondadori, 1976 (Titolo originale: Eine Geschichte der Tiere. Ihr Einfluss auf Zivilisation und Kultur, 1956)
- Palmer Jessica, Dizionario Magico degli Animali, GMN 2002 (Titolo originale: Animal Wisdom, 2001)
- Rangoni Laura, Gli Animali Magici, Xenia, Milano 2005.

Internet:
- http://gentilelagosospirante.blogspot.it/2012/11/animali-magici-coniglio-e-lepre.html
- http://it.wikipedia.org/wiki/Coniglietto_pasquale